Torino, 16 novembre 2017
comunicato stampa
Torino – Terni. Dall’orgoglio al disincanto
voci dalle fabbriche dell’acciaio
a dieci anni dal rogo della Thyssen
con Giorgio Airaudo, Loris Campetti, Alessandro Portelli, Eugenio Raspi
letture di Anna Abate, Gianni Bissaca, Vilma Gabri
giovedì 30 novembre 2017 – ore 18
BINARIA centro commensale – Fabbrica del Gruppo Abele
via Sestriere 34 – Torino
Ridare voce agli uomini che hanno visto la loro vita intrecciata e fusa con quella della fabbrica, una
fabbrica particolare, violenta e coinvolgente, come quella che produce acciaio. È il tema dell’incontro
organizzato, a pochi giorni dal decennale del rogo della ThyssenKrupp di Torino, dal Premio Italo
Calvino e da Binaria centro commensale, giovedì 30 novembre alle ore 18, negli spazi della
Fabbrica del Gruppo Abele (via Sestriere 34, Torino). Al centro, i libri La città dell’acciaio di Alessandro
Portelli (Donzelli, 2017) e
Inox d i Eugenio Raspi (Baldini&Castoldi, 2017), che costituiscono due
importanti narrazioni delle voci provenienti dalle fabbriche dell’acciaio di Terni e di Torino : due
stabilimenti siderurgici con una storia che percorre tutto il Novecento, e non solo, e che ha coinvolto i
maggiori poteri industriali italiani, culminando con la loro convergenza nella ThyssenKrupp. Una storia
che coincide con il declino della produzione dell’acciaio in Italia, ma che può essere letta anche
come la parabola della grande industria italiana e del concetto di classe operaia.
Insieme agli autori, saranno presenti Giorgio Airaudo, che nei giorni dell’incidente di Torino era
segretario provinciale della Fiom torinese, e Loris Campetti, giornalista da sempre impegnato sui
problemi del lavoro.
Immagini e letture dai testi di Portelli e di Raspi completeranno un incontro che vuole essere, insieme,
un atto di conoscenza del presente e un omaggio ai sette operai che, nella notte tra il 5 e il 6
dicembre del 2007, vennero uccisi da un’ondata di fuoco nello stabilimento torinese.
Protagonisti di Torino – Terni. Dall’orgoglio al disincanto sono due città legate a doppio filo alla nascita
della grande industria, e i loro operai. Individui orgogliosi e combattivi, pur nell’estrema durezza della loro
vita, che, per buona parte del secolo scorso, sono stati l’anima, il senso e la cultura di Terni e di Torino. Di
questi uomini, Alessandro Portelli ci restituisce la memoria attraverso l’uso della sua fonte prediletta: la
testimonianza orale. La città dell’acciaio è infatti il frutto di una ricerca storica di grande respiro perseguita
lungo il corso di quarant’anni: oltre duecento interviste, che coprono almeno un secolo, agli operai delle
acciaierie di Terni, danno vita al ritratto corale di un’Italia che passa dall’universo rurale a quello post
industriale. Attraverso il racconto scandito dalla voce dei protagonisti, si assiste alla formazione di una
centralità industriale che sembrava invincibile, e poi al suo declino, preparato dal sistematico
smantellamento, pezzo dopo pezzo, degli stabilimenti. Insieme alla fabbrica, è un mondo intero ad andare in
frantumi, con il progressivo e inesorabile sfaldamento di un’identità operaia che aveva nella dimensione
collettiva della condivisione e della lotta la sua modalità di espressione privilegiata.
Dell’ultima generazione operaia, quella del disincanto – ossia di quelli che “arrivano in fabbrica già scazzati e
con la voglia di essere altrove” – Eugenio Raspi ci offre un ritratto dall’interno. Con il suo romanzo Inox,
Raspi – che per oltre vent’anni, fino al licenziamento, ha lavorato all’interno della Acciai Speciali di Terni – fa
entrare il lettore in ciò che resta dell’ex cattedrale ternana dell’acciaio. Centro del racconto è infatti il
lavoro in fabbrica, con i riti e le relazioni che si instaurano tra operai, capisquadra, colletti bianchi, dirigenza e
sindacati, tutti chiamati ad affrontare un difficile passaggio di proprietà che comporta tagli, rischi di chiusura,
scioperi. Come spiega l’autore nella nota finale al testo, “questo romanzo è il mio personale omaggio alla
fabbrica in cui ho lavorato per venti anni, ma non solo: è un omaggio alla grande industria italiana che
sta scomparendo per l’impotenza – o peggio ancora l’indifferenza – delle forze economiche e
politiche del nostro Paese”.
Giorgio Airaudo è nato a Torino nel 1960. Nel 1988 la Camera del Lavoro di Torino gli dà il compito di
sindacalizzare i primi contratti di formazione e lavoro nello stabilimento Fiat di Mirafiori. Passa alla Fiom-Cgil
e ne diviene prima segretario provinciale, poi regionale. Dal 2010 entra nella segreteria nazionale della Fiom
come responsabile del settore auto. Nel 2013 viene eletto deputato con Sinistra Ecologia Libertà. Nel 2012
ha pubblicato per Einaudi La solitudine dei lavoratori.
Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Dopo la laurea in Chimica nel 1972, ha insegnato per anni nella
scuola media. Entra nel mondo del giornalismo alla fine degli anni '70, dirigendo per circa dieci anni la
redazione torinese de «il manifesto». Negli anni successivi, sempre per «il manifesto», è inviato per le
questioni europee, caposervizio dell'economia e caporedattore. Esperto di relazioni industriali, i suoi articoli
sono dedicati a questioni sindacali. Ha pubblicato Non Fiat. Come evitare di svendere l'Italia (Cooper, 2002)
e Ilva connection (Manni, 2013).
Alessandro Portelli è nato a Roma nel 1942. È considerato tra i fondatori della storia orale. Professore di
Letteratura angloamericana all’Università «La Sapienza» di Roma, ha fondato e presiede il Circolo Gianni
Bosio per la conoscenza critica e la presenza alternativa della cultura popolare. Collabora con la Casa della
Memoria e della Storia di Roma e con «il manifesto». Ha scritto Biografia di una città. Storia e racconto:
Terni, 1830-1985 (Einaudi, 1985). Per Donzelli, oltre a Le città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia
(2017), ha pubblicato L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria (Premio Viareggio
1999), Canoni americani (2004), Città di parole (2006), Acciai speciali (2008), America profonda (2011),
Badlands. Springsteen e l’America (2015).
Eugenio Raspi è nato a Narni nel 1967. Per ventidue anni ha lavorato come tecnico specializzato nella più
grande fabbrica di Terni, la Acciai Speciali. Dal 2014, al termine del rapporto di lavoro e in attesa di nuova
occupazione, scrive storie. È stato finalista della XXIX edizione del Premio Italo Calvino con Inox, pubblicato
da Baldini&Castoldi nel 2017.
Torino-Terni. Dall’orgoglio al disincanto. Voci dalle fabbriche dell’acciaio.
A dieci anni dal